Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

La Parola di Dio a cura di don Gianni

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - B (MC 1,14-20)

UNO SGUARDO CHE TOCCA IL CUORE

 

            “Dopo che Giovanni fu arrestato…”. Inizia così il brano del vangelo di Marco di questa terza domenica del tempo ordinario. Sembra un versetto molto ovvio, ma in realtà non lo è perché ci pone di fronte ad un’esperienza molto drammatica. Giovanni, come sappiamo, è quell’uomo che ha compiuto un cammino verso la terra attraversando il deserto senza avere la gioia di entrare nella terra promessa. Era portatore di speranza, che però viene messo nelle condizioni di non poter più parlare. Ciononostante Dio non si lascia frenare, attinge ancora una volta alle viscere della sua infinita misericordia e manda un altro che è più forte. “Gesù - dice infatti il testo - andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio”. È un vangelo che si espande in modo molto concreto e che interessa gli indemoniati, i lebbrosi, gli ignoranti sino ai confini della terra. Questa bella notizia è che ormai “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”, intendendo che la fase di cui il vangelo qui parla è già stata inaugurata e che ora è nella pienezza e che il regno si è avvicinato, è giunto cioè alla portata di tutti. Di qui l’invito a “cambiar mente” e a “stare saldi nel vangelo”, a mettere cioè le proprie radici, stabili, nella bella notizia, quella bella notizia che è Gesù stesso.

     Occorre tener presente tutto questo quando, nell’ultima parte, incontriamo il racconto della vocazione dei primi quattro discepoli. Ci renderemo conto che le parole del vangelo non sono soltanto un invito diretto agli apostoli, ma a tutti noi. L’evangelista ce li pone davanti come modelli di riferimento, perché tutti possiamo accogliere la parola di Gesù, accettando di cambiare mentalità e fidandoci del vangelo di Dio. Mentre erano intenti nel loro lavoro, Gesù vede quegli uomini immersi nella loro storia e li penetra in profondità con il suo sguardo. Non occorrono parole. Basta questo lampo di luce e Simone e Andrea si sentono toccati nel cuore. Disse loro: “Venite dietro a me”; quasi a dire: la risposta a tutti i vostri interrogativi, i vostri desideri, la vita che voi cercate affannosamente l’avete a portata di mano se venite dietro a me. La risposta è immediata. Anche qui non occorrono parole. Le scelte determinanti di una vita sono avvolte dall’abbraccio stupito del silenzio: “e subito lasciarono le reti e lo seguirono”.

     Questi apostoli, così come Giacomo e Giovanni, sono dunque il modello per eccellenza di chi mette da parte tutti i ragionamenti umani e si àncora unicamente alla parola di Cristo. Lasciano le loro sicurezze economiche e i loro affetti e si fidano della parola. Dove andranno? Non lo sanno per ora, ma impareranno che seguire Gesù significherà di fatto seguirlo fino a Gerusalemme. «E noi constatiamo, in effetti – commenta Origene - che la “voce” degli apostoli di Gesù è giunta a tutta la terra, e le loro parole ai confini del mondo (Sal 18,5; Rm 10,18). Ecco perché sono ripieni di potenza coloro che ascoltano la parola di Dio annunciata con potenza, e la manifestano con la loro disposizione d’anima, con la loro condotta e la loro lotta fino alla morte per la verità (cf. Sir 4,28)» (Contra Cels., 1, 62).

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - B (GV 1,35-42)

“ERA L’ORA DECIMA”: L’ISTANTE DECISIVO DI UNA VITA

 

         “Che cosa cercate?. Sono le prime parole che Gesù pronuncia nel vangelo di Giovanni. Le rivolge ai due discepoli del Battista che, fissando lo sguardo su di lui, lo avevano seguito. Sono parole semplici e cordiali, ma dirette e incisive. Gesù interroga non per informarsi, ma per provocare la risposta e per indurre a prendere coscienza della propria ricerca. Alla domanda di Gesù essi rispondono con un’altra domanda: “Rabbì – maestro – dove dimori?”, segno che non vogliono semplicemente sapere qualche cosa, ma desiderano “stare con lui”. Potremmo riscrivere la domanda in questi termini: “Dove dobbiamo andare per essere là dove tu sei, per non vederti soltanto di passaggio, per poterci fermare presso di te?”. L’incontro con Gesù non ci conduce infatti all’accettazione di un messaggio a noi estraneo, imposto da fuori e sopra, ma corrisponde alle intenzioni più intime del nostro cuore.

         Il maestro risponde con un imperativo e una promessa (al futuro): “Venite e vedrete”. Si tratta di un invito a camminare oltre. Venire e vedere sono i verbi tipici della fede in Giovanni. Il primo indica espressamente la sequela; il secondo allude a qualcosa di più del vedere in senso materiale: esso indica un incontro, un coinvolgimento personale, che caratterizza il conseguimento della salvezza. Il luogo della sua dimora lo si impara a conoscere soltanto attraverso la sequela e la prolungata consuetudine del rapporto con lui.

         “Andarono… videro… rimasero con lui”. Vanno per vedere; vedono e, avendo visto, rimangono. Rimangono con lui non solamente quel giorno, ma in constante comunione con lui. È un fatto particolarmente importante, giacché viene menzionata anche l’ora dell’incontro: “era l’ora decima” (le quattro del pomeriggio). Nel quarto vangelo, momenti importanti della vita di Gesù sono ricordati ora per ora. Per i due discepoli, quest’ora significava l’istante decisivo della loro vita.

         La vocazione è un dono di Dio, ma richiede nel chiamato una disponibilità, un interesse, che lo porta a interagire con colui che lo chiama. Per questo S. Anselmo amava pregare così: «Ti supplico, Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come cercarti, dove e come possa trovarti. Signore, se tu non sei qui, dove andrò a cercarti? Se poi sei dappertutto, perché non ti vedo qui presente? Tu certo abiti una luce impenetrabile: come potrò accostarmi ad essa? Voglio trovarti, e non conosco la tua casa. Aspiro a cercarti, e ignoro la tua fisionomia. Signore, tu sei il mio Dio, tu sei il mio Signore, e io non ti ho mai visto. Tu mi hai creato e ricreato; mi hai colmato dei tuoi beni, e io ancora non ti conosco. Mi hai creato perché possa vederti, e ancora non ho fatto ciò per cui ho ricevuto la vita» (Proslogion, 1).

BATTESIMO DEL SIGNORE - B (Mc 1,7-11)

 

DAL BATTESIMO SCATURISCE LA MISSIONE DEL FIGLIO

Giovanni Battista ha battezzato con acqua; il suo battesimo è annuncio e preparazione del Battesimo con lo Spirito Santo che sarà compiuto da Gesù. Tra questi due battesimi sta il Battesimo di Gesù da parte di Giovanni; è battesimo con l’acqua, amministrato nel Giordano; ma è seguito dal dono dello Spirito che pone Gesù in una condizione nuova e unica.

La festa di oggi vuole raccogliere la nostra attenzione su questo evento che fa in qualche modo da spartiacque portando a compimento la purificazione dell’AT e inaugurandone una nuova.

Si noti l’interesse di Marco: egli ricorda che Gesù di Nazaret venne dalla Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni, ma si sofferma soprattutto su quello che avvenne dopo il Battesimo, mentre Gesù saliva dall’acqua. Si compie qui un evento complesso fatto di un segno visibile – «lo Spirito che scende come colomba» (Mc 1,10) – e di una parola che interpreta quel segno. Era accaduto così anche nelle vocazioni dei profeti (Isaia, Geremia, Ezechiele) e possiamo perciò leggere il Vangelo di oggi come l’affidamento di una missione.

I cieli aperti indicano evidentemente l’instaurarsi di una comunicazione fra il mondo di Dio e quello degli uomini. Seguono un fatto e una parola: il fatto è la discesa dello Spirito, la parola è la proclamazione di Gesù come il Figlio. I due elementi hanno lo stesso significato: Gesù è Figlio di Dio perché è ripieno di Spirito Santo e il dono dello Spirito Santo lo equipaggia per la missione di Figlio. Quale sia la missione affidata a Gesù è specificato nel contesto. Giovanni lo presenta come “più forte” di lui. Già il battesimo di Giovanni si colloca nella linea della conversione e del perdono dei peccati; ma sarà il Battesimo di Gesù a operare la piena liberazione e trasformazione dell’uomo mediante il dono dello Spirito.

Se dal Battesimo di Gesù scaturisce la missione del Figlio di Dio nel mondo, dal Battesimo del cristiano scaturisce la missione dei figli di Dio che, animati dalla fede, cercano insieme di praticare la legge dell’amore come legge autentica di libertà.

II DOMENICA DOPO NATALE - B (GV 1,1-18) 3 GENNAIO 2021

DIO HA DETTO IL SUO AMORE ALL’UOMO UNA VOLTA PER SEMPRE

Gesù di Nazaret ha preteso di poter rivelare all’uomo il volto misterioso di Dio, quel volto che Mosé aveva invano desiderato di contemplare e nel quale gli angeli stessi temono di dirigere lo sguardo. Pretesa immensa, che suona paradossale. Pretesa così grande che per accoglierla, la Chiesa ha riconosciuto in Gesù il Figlio stesso di Dio, secondo le parole del vangelo di Giovanni: «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,1.14).

Nasce un bambino e mi fa sperare nel nuovo; ma subito mi si presenta l’immagine parallela del vecchio nel quale la novità è ormai consunta. Anche qui la vita sembra pareggiare con la morte, come la luce s’alterna con le tenebre. Mi aggrappo allora al maestro: il suo insegnamento sull’amore presenta una forza che lo rende sempre valido e vigoroso. Ma anche questo non mi quieta: da duemila anni quelle parole forti risuonano agli orecchi dell’uomo, ma il suo cuore sembra rimasto arido. A che serve un insegnamento stupendo se noi siamo alunni ottusi? Il mondo è rimasto quello di prima, chiuso nel suo egoismo becero e incapace di spiccare un volo liberante.

Proviamo allora a salire l’ultimo gradino: Gesù di Nazaret, Figlio di Dio nel quale Dio stesso si rivela. «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Solo qui solo troviamo la novità assoluta. Perché se Gesù Cristo è il Figlio di Dio, allora Dio ha detto il suo amore all’uomo una volta per sempre; allora c’è un fondamento solido (l’amore di Dio per l’uomo) su cui l’uomo può costruire la sua vita; allora c’è una speranza che nemmeno la morte è in grado di cancellare; allora l’amore rimane vittorioso, sia che io riesca a viverlo pienamente, sia che debba ammettere vergognosamente i miei fallimenti. Se in Gesù Cristo Dio si è fatto vicino, allora Natale è davvero una buona notizia, l’unica notizia che non diventa vecchia col passare del tempo.

 

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