Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Genitori e famiglie

Come aiutare i bambini a superare le proprie paure

Da bambini è frequente che si possono sviluppare molti tipi di paure: alcune sono innate, transitorie, altre indotte. Alcune sono causate da emozioni incontrollate, altre da situazioni nuove e percepite come pericolose…  Quello che accomuna le paure è che attivano sempre il nostro corpo a reagire in maniera istintiva e a cercare protezione.

Se da un lato le paure dei vostri figli potreste pensare che siano “normali” e che quindi “andranno via con lo sviluppo” e “con la crescita”, dall’altro, come genitori, potreste cogliere queste situazioni per aiutare i vostri bambini a superarle e a far sì che non rischino di ingrandirsi con il tempo o di cronicizzarsi.

Pensiamo ad una situazione diffusa: la paura di andare in una stanza buia da solo. Il bambino potrebbe chiedervi di andarci voi per lui a prendergli il giocattolo che sta cercando… o magari di accompagnarlo per accendergli la luce…

Spesso, nella fretta delle nostre giornate, ci è molto più pratico ovviare alla prima soluzione: interrompere le nostre attività per accontentarlo, ma quello che potrebbe sembrarci più funzionale in un primo momento, con il passare del tempo potrebbe diventare un’arma a doppio taglio, innescando una dinamica disfunzionale che potrebbe ripresentarsi in tante altre occasioni.

La paura rappresenta una reazione naturale e istintiva di fronte a ciò che risulta sconosciuto e potenzialmente pericoloso. Colpisce sia i grandi che i più piccini, minando la sicurezza e, a seconda del volume, l’autonomia vera e propria degli individui.

La paura del buio, di restare soli, di allontanarsi dai genitori, di andare a scuola, dei rumori forti, del vento, dei temporali, dell'acqua… sono alcune delle numerose paure che possono avere i vostri bambini… e uno dei vostri compiti, come genitori è quello di aiutarli a superare questi momenti di disagio, rassicurandoli che ogni problema può essere affrontato insieme.

Lavorare sulle paure è qualcosa di molto importante all’interno della famiglia perché, oltre a potenziare l’autonomia dei più piccoli è un metodo che aiuta i genitori nel costruire una relazione sana con i propri bambini.

Spesso ci si chiede in che modo sia possibile abbassare il volume di alcune paure… e si pensa che, come genitori, si debbano mettere in pratica strategie complesse e laboriose, quando in realtà, anche il solo ascolto può fare la differenza.

Tornando al nostro esempio; provate ad immedesimarvi nella situazione e ad immaginare un dialogo con il vostro bambino che vi comunica di aver paura del buio o di andare da solo in una stanza della vostra casa. Se in principio vi sembrerà di doverci “perdere del tempo”, col senno di poi, vi accorgerete che, dedicandovi con totalità nell’affrontare alcune dinamiche, questi nodi si scioglieranno una volta per tutte, andando a migliorare la qualità di vita di tutto il nucleo familiare e non solo di un singolo episodio.

Frasi del tipo "non ha senso avere paura”, “non essere fifone”, “i bravi bambini non hanno paura di queste sciocchezze", non aiutano in queste circostanze, perché il giudizio negativo da parte vostra, oltre ad essere una delle paure più grandi dei bambini, li farà sentire in difetto e sbagliati, interrompendo la positiva comunicazione e la fiducia instaurata nei vostri confronti e li porterà a chiudersi e a non esternarvi più i loro pensieri e le proprie emozioni.

Provate a sospendere il vostro giudizio e ad essere empatici nei confronti dei vostri figli; ascoltateli, mettetevi nei loro panni, provate a costruire con loro un dialogo aperto ed autentico e vedrete che già questo permetterà loro di sentirsi protetti e sicuri ad affrontare le loro paure in vostra compagnia.

Con parole semplici, spiegate loro che è fondamentale calmarsi, che le emozioni forti vanno affrontate, specie se negative, facendo dei grossi respiri. Insegnate loro che quando avvertono la paura possono provare a distrarsi facendo una corsetta, dei saltelli sul posto o anche mettendosi a disegnare: sfogarsi fisicamente, o tenere il cervello e le mani impegnati a fare qualcosa di impegnativo e creativo, li aiuterà a calmarsi.

…e se la paura è legata a qualcosa che devono fare, come il nostro esempio di prima, provate a facilitarli nella “loro impresa” facendo sentire la vostra presenza.

Potreste suggerire loro di andare avanti mentre voi li guardate da lontano… accompagnarli per metà della strada e aspettarli facendo sentire la vostra voce.

Non abbiate fretta di vedere la paura svanire in una volta! Magari occorrerà provarci due, tre volte… magari di andare per gradi, per tappe… ma siate certi che le vostre energie saranno ben ripagate.

Scritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, da anni collabora come volontaria con l'Associazione Orizzonte Onlus (www.associazioneorizzonte.it) nelle sue attività per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e a sostegno della genitorialità.

I Re Magi e l’importanza del saper donare e soprattutto… ringraziare

In occasione della giornata dedicata all’Epifania e alla visita che i tre Re Magi fecero alla capanna di Gesù, è bello pensare e fare una riflessione su cosa significhi donare, ma ancor di più sull’importanza che può avere nella vostra vita il saper ringraziare.

La parola “epifania”, dalla quale pare ci sia stata una storpiatura che oggi ci fa indicare il 6 gennaio come il giorno della “Befana”, deriva in realtà dal greco “epiphàneia”, manifestazione della divinità, dal verbo epiphànein, composto da epì: dall'alto e phànein: apparire.

Il significato del termine è dunque: manifestazione della divinità; rivelazione. Il riferimento, nello specifico della religione cristiana è quello della prima visita di “rappresentanza” che venne fatta a Gesù Bambino. I tre Re Magi, dopo aver percorso un lungo cammino guidati dalla stella cometa, arrivarono presso la capanna portando in dono ognuno qualcosa di diverso: oro, incenso e mirra.

Potremmo scrivere pagine e pagine sul significato simbolico di questi tre elementi e sulla loro singola importanza, ma in questa giornata dedicata alla famiglia e ai festeggiamenti che stanno avvenendo nelle diverse case, mi piacerebbe portare l’attenzione sul valore che il “donare” e il “ringraziare” possono assumere nel nostro quotidiano e soprattutto nella vita dei nostri bimbi.

La leggenda della Befana racconta che i tre Re Magi durante il loro cammino, si dovettero fermare a riposare presso l’abitazione di una vecchietta che offrì loro ristoro. Per ringraziarla dell’ospitalità, decisero poi donarle l’opportunità di recarsi con loro a rendere omaggio a Gesù. Dopo aver rifiutato in principio, la Befana decise di seguirli, ma non riuscendo a raggiungerli e non sapendo dove recarsi di preciso, per non sbagliare, quella notte lasciò doni e dolcetti in tutte le case dove vi era un bambino.

Nessun bambino o pochi di loro la ringraziarono… ed ancora oggi, con molta difficoltà i bambini quando trovano la loro calza sotto l’albero o appesa al caminetto si ricordano di ringraziare quella magica vecchina che ha donato loro dolcezza e caramelle.  

Essere grati a qualcuno, dire “grazie” ogni volta che una persona fa un gesto gentile nei nostri confronti, sorridere in segno di gratitudine quando uno sconosciuto ci tiene la porta e ci fa passare per primi… ringraziare la Vita e non solo Lei ogni volta che ci svegliamo al mattino e ogni sera che ci corichiamo nel caldo dei nostri letti… è una nostra abitudine?

Spesso pensiamo che sia qualcosa di “scontato”, di banale da sottolineare, di superfluo da ricordare, eppure…

Ci sono due modi per vivere la vita: il primo è pensare che niente è un miracolo.                                 Il secondo è pensare che tutto è un miracolo.

– Albert Einstein –

Introdurre nella nostra vita la gratitudine come valore e come pratica quotidiana verso di noi e verso il prossimo che incontriamo, può cambiare la nostra vita e quella dei nostri cari.

Numerosi studi scientifici hanno documentato gli effetti sociali, fisici e psicologici della gratitudine: su coloro che la esercitano e sulle persone che li circondano:

  • Dal punto di vista fisico: diminuisce le tensioni, rafforza il sistema immunitario, migliora la qualità del sonno
  • Dal punto di vista psicologico: riduce i livelli di ansia, predispone maggiormente verso emozioni positive, favorisce l’ottimismo e il buon umore
  • Dal punto di vista relazionale favorisce i rapporti con le altre persone, potenzia la cooperazione, rafforza i legami, migliora la collaborazione e la condivisione nei vari ambiti sociali

Praticare la gratitudine e insegnarla ai nostri bambini va ben oltre dunque la semplice abitudine di rispondere con un “grazie”. Il senso di gratitudine è qualcosa di più profondo. Non si parla solo di buone maniere, ma di una forma mentis, un tratto della personalità e uno stile di vita.

Ogni individuo dovrebbe svilupparla per riuscire a riconoscere ciò che gli altri fanno per lui. Essere grati è una caratteristica personale importante insieme ad altre inclinazioni, come la generosità e la gentilezza. Una persona grata è meno egoista. Insegnare la gratitudine ai bambini è dunque estremamente importante, perché li renderà più felici e li avvantaggerà nello scambio sociale.

Secondo Esopo: “La gratitudine rende quello che abbiamo in abbondanza. È il segno delle anime nobili”; ecco perché può fare la differenza.

La gratitudine è un aspetto della positività e dell’ottimismo che permette a tutti di migliorare la propria vita. Si può essere grati a sé stessi per aver realizzato qualcosa che ci riempie di orgoglio e che ci rende fieri ma anche e soprattutto per qualcosa che è all’esterno, riconoscendo che le cose buone della nostra vita provengono anche dalle persone che ci circondano. Essere grati vuol dire perciò apprezzare le caratteristiche positive degli altri, uscire fuori dal nostro ego, dalla nostra posizione “comoda” e riconoscere che tante delle cose buone presenti nella nostra vita, proviene dalle persone che abbiamo intorno e dalle relazioni che abbiamo costruito. Entrare in quest’ottica non soltanto ci pone in una posizione dove niente è per scontato, ma soprattutto, dove “tutto” può diventare un dono per il quale possiamo dire “grazie” e, attraverso il quale, ogni giorno della nostra settimana, della nostra vita, può diventare un motivo per essere felici.

E come amo ripetere sempre, “La felicità è un muscolo volontario”, non dovremo fare altro che allenarci e allenarlo, no?

Se non avete mai portato l’attenzione su questi aspetti del vostro quotidiano, non è mai troppo tardi per iniziare a farlo! Se avete scritto la lista dei buoni propositi per il 2021 o se avete lavorato sulle buone abitudine che vi piacerebbe inserire nella vostra vita (come riportato nell’ultimo articolo https://parrocchiaangelicustodi.it/17-parrocchia/genitori-e-famiglie/226-aspettando-il-2021-facciamo-una-riflessione-su-cio-che-e-stato-e-un-piccolo-esercizio-per-quel-che-sara.html) potrete aggiungere questo input: iniziate con il dedicare qualche minuto al giorno al portare l’attenzione su ciò che avete, su ciò che vi è accaduto durante la giornata… o sulle strane “coincidenze” positive che vi sono successe… e, attraverso un quadernino, prendete pure nota di almeno 3 cose per le quali dire “Grazie”. Vedrete che se in principio vi sembrerà “difficile”, via via che proseguirete con la pratica, vi sembrerà sempre più facile e da 3 magari, vi accorgerete che la lista sarà molto più lunga!

Se abitate con i vostri figli, provate a parlare di questo esercizio anche con loro… potrebbe essere un’abitudine familiare da condividere prima di andare a dormire. Esercitarvi ad individuare le cose belle delle vostre giornate e “aiutare i vostri cari” a fare altrettanto sarà un ottimo allenamento per portare l’attenzione sulle risorse della vostra vita, su quelle degli altri e sull’imparare a spostare l’attenzione ed allargare le vostre prospettive.

Scritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, da anni collabora come volontaria con l'Associazione Orizzonte Onlus (www.associazioneorizzonte.it) nelle sue attività per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e a sostegno della genitorialità.

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