Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Bambini e lockdown. L'invisibile che ci mette alla prova: di Domenico Barrilà

 
Da questa settimana riprendiamo la collaborazione con Domenico Barrilà, che ci ha accompagnato nella serie "Come funziona un bambino" e ora ci fornisce alcune considerazioni sulla situazione sanitaria, sociale e psicologica che stiamo vivendo, in particolare sul comportamento dei vari attori, giovani e adulti, che si sono dovuti misurare con un esame esistenziale impegnativo ma non imprevisto, poiché il nostro pianeta è popolato da una miriade di creature che coesistono e ognuna vuole affermare le proprie ragioni
IL VIRUS, I RAGAZZI, GLI SPECIALISTI.
UN APPUNTAMENTO MANCATO (non dai ragazzi)
Iniziamo questo nuovo percorso con un approfondimento sul mancato incontro, in questa pandemia, tra specialisti, bambini e ragazzi, con i minori che spesso si sono mostrati molto più responsabili degli adulti, compresi quelli facenti parte di categorie professionali chiamate a recitare ruoli delicati. Nessuno può negare la complessità della situazione determinatasi a partire dal mese di febbraio del 2020, quando quella che consideravamo la "normalità" è stata travolta da eventi che neppure il più pessimista dei cittadini avrebbe messo in preventivo, ma proprio la qualità dei fenomeni che stanno interessando i singoli e la collettività, richiede narrazioni equilibrate e responsabili. Nelle prossime settimane proporremo approfondimenti da parte dello stesso autore su aspetti complementari .

Come affrontare al meglio la zona rossa stando in famiglia

Come affrontare al meglio la zona rossa stando in famiglia

Non possiamo negare che, nonostante ce lo avessero preannunciato più volte, molti di noi pensavano che non sarebbe successo di nuovo… eppure, in molte regioni di Italia siamo nuovamente in lockdown.

Nonostante questa estate avessimo ritrovato una certa serenità, gli eventi che si sono verificati nelle ultime settimane hanno fatto sì che da pochi giorni molti genitori si sono improvvisamente ritrovati a dover stare nuovamente a casa con i loro figli.

La televisione riporta ininterrottamente di migliaia di persone contagiate ogni giorno perché non adottano le necessarie misure di prevenzione, di centinaia di persone che muoiono e quello che inizialmente era stato descritto come un virus influenzale, è oggi raccontato in così tanti modi diversi che, per moltissime persone si è trasformato in una minaccia che genera angoscia, malessere, paura e solitudine.

Le famiglie con bambini, già reduci dal primo periodo di chiusura, ora si sentono sopraffatte per via della nuova chiusura delle scuole, che potrebbe protrarsi a oltranza finché la situazione non torni alla normalità ed è per questo motivo che diventa importante riorganizzarsi per affrontare al meglio le giornate per sé stessi ed essere di supporto ai propri figli.

Tra le cose più importanti, se i vostri bambini/ragazzi non possono andare a scuola, è assicurare loro una sana routine. Anche se potrà sembrare banale per qualcuno, soprattutto durante il confinamento in casa bisogna spiegare, soprattutto ai più piccoli come andrà la loro giornata. Sapere che nonostante il momento di difficoltà, le giornate sono comunque organizzate e scandite con degli appuntamenti fissi, aiuterà i vostri figli a vivere con meno ansia e tensione questo momento così particolare! E se vale il principio dei vasi comunicanti tra il dentro e il fuori, se io organizzerò al meglio le mie giornate, agirò indirettamente anche sul mio mondo interiore organizzandolo e rendendolo meno precario, non vi sembra?

Le routine possono essere, scritte o rappresentate su di un cartellone (con dei disegni per i più piccoli) e sarebbe un ottimo momento di condivisione e magari di dialogo, crearle insieme.

Così come è stato più volte ripetuto durante tutta la quarantena, per evitare che i momenti di tristezza, di nervosismo, di scoraggiamento abbiano la meglio su tutti gli altri, fondamentale è organizzarsi la propria giornata all’insegna di buone e sane abitudini. Prendete un bel cartoncino grande, armatevi di matite e colori e, insieme ai vostri figli, riportate, in tante colonne, quanti sono i giorni della settimana, le attività che andrete a fare. Inserite pure gli appuntamenti che già sapete di avere come ad esempio: la videochiamata con l’insegnante di tennis, la chat con il gruppo del catechismo, la messa della domenica…

Svegliarsi sempre alla stessa ora, fare colazione, lavarsi, indossare indumenti comodi per stare in casa e poi sedersi a fare i compiti, alla scrivania per collegarsi con la scuola o al tavolo per disegnare… aiuterà a far sì che all’interno delle mura domestiche, come all’esterno, la vita continui all’insegna di una buona qualità di vita.

Con i più piccoli si può stabilire una routine di lettura, giochi, pittura, balli… quello che diventa fondamentale è rispettare l’età, gli interessi e gli obblighi che deve rispettare il bambino.

Se state tutti a casa, organizzatevi tra genitori per avere dei momenti tutti per voi. Anche se gli spazi non sono grandi, è sempre possibile uscire a fare una passeggiata vicino alla vostra abitazione, andare a fare la spesa o magari chiudersi in bagno per farsi una bella doccia rigenerante.

Dopo aver studiato, i bambini possono aiutare nelle faccende domestiche a seconda delle loro capacità. Sfruttate al meglio questo momento casalingo per insegnare loro a rifarsi il letto, a pulire la loro cameretta, ad apparecchiare la tavola… o magari a cucinare insieme a voi alcune semplici ricette.

Una volta concluso il pranzo, sarebbe una buona abitudine che per tutti sia possibile avere un momento di tranquillità e di pausa. Anche se si sta in casa, infatti, la “pennichella” non andrebbe depennata dalla nostra routine. Il riposo è importante sempre, figuriamoci ora che molti di noi trascorrono giornate intere davanti ad un pc!

Stabilite un orario per il pranzo, uno per il riposino ed uno per ricominciare le attività nel pomeriggio. Magari quest’ultimo potreste scandirlo da una “pausa caffè” per i più grandi e dalla merenda per i più piccoli.

Se i vostri impegni lavorativi terminano con la mattina e il pomeriggio vi sembra ancora lungo e particolarmente impegnativo, organizzate per ogni giornata un’attività da portare a termine: un puzzle, la sistemazione dell’armadio della cameretta, la realizzazione di un disegno, un gioco da tavola da fare tutti insieme.

E se desiderate alzare un pochino di più la posta in gioco, perché non inserire due volte a settimana un’attività fisica da seguire tutti insieme? Anche se non si hanno grandi spazi, ormai è pieno di App sul cellulare o sul pc che suggeriscono degli allenamenti da farsi tra le mura domestiche.

Lasciate che ogni pomeriggio abbia una sua attività prevalente e poi, al termine di questa, fate in modo che ci sia sempre il tempo per rispettare la routine serale: lavarsi, mettere il pigiama, aiutare con la cena, trascorrere qualche minuto davanti alla televisione per riposare e godere del tempo insieme in famiglia.

Non pensate “al dopo”, state nel momento presente e cercate di vivere attimo per attimo dando valore a quello che state facendo. Oltre ad apprezzare le piccole gioie quotidiane, questo modo di prendere la vita vi permetterà di ridurre l’insorgere dell’ansia e migliorare il vostro umore.

A fine giornata, ritagliatevi pure un momento per riflettere su come vi sentite. Una buona abitudine potrebbe essere quella di compilare un diario delle emozioni di tutta la famiglia. Curate la conclusione della giornata; mettete pure a dormire i figli e lasciate che esista un momento per la sola coppia genitoriale affinché essa possa condividere riflessioni, osservazioni, stati d’animo.

Mai come ora, ognuno di noi fa parte di un tutto e ognuno può fare la sua parte affinché il confinamento non duri oltre le due settimane per ora stabilite. Ricordate che le vostre emozioni e la vostra stabilità sono essenziali affinché i vostri cari, i vostri figli, stiano bene.

Scritto da Giulia Di Sipio, Counselor Mediacomunicativo,

volontaria per Associazione Orizzonte Onlus

www.associazioneorizzonte.it

"La famiglia al centro"

Perché nasce

“La Famiglia al Centro”

Per tutti coloro che desiderano un supporto emotivo e pratico al loro ruolo quotidiano più difficile che molti ricoprono: “il genitore”

Diciamolo una volta per tutte: nonostante le attenzioni, le incredibili energie spese da moltissimi genitori per creare una relazione sana e autentica con i propri figli, i sacrifici per cercare di trascorrere sempre un maggior tempo all’interno delle mura domestiche, i tripli salti mortali per andare in contro alle esigenze di tutti… nonostante potrebbe sembrare un paradosso, la Famiglia è lo spazio che più frequentemente percepiamo come “meno protetto”.

A prescindere dalla storia familiare, dall’epoca in cui si è nati, dal contesto socioculturale in cui si vive, ognuno di noi ha ricevuto le sue prime delusioni proprio all’interno di quel nido che doveva essere la sua protezione. Quante volte ci capita di discutere con i nostri genitori o con i nostri figli e scoprire che proprio loro, le persone a noi più vicine, i familiari a cui siamo più legati, sono coloro che sanno meglio ferirci, toccare i nostri punti deboli, dirci quelle frasi che più ci colpiscono lasciandoci indifesi e sofferenti?

Per quanto ci possa sembrare assurdo, sono proprio le persone che più amiamo coloro che il più delle volte sanno renderci vulnerabili e, in questa condizione di sofferenza, agganciarci in dinamiche invischianti e logoranti che, se non mediate, hanno il potere di condizionare pesantemente la nostra vita e le nostre scelte. Anche da adulti.

Scegliere, da genitori, di affrontare un percorso di consulenza e supporto genitoriale può fare la differenza. Decidere in modo responsabile e consapevole di voler guardare le proprie vulnerabilità (prima) e le dinamiche (dopo) che si instaurano all’interno del nucleo familiare, nella coppia genitoriale è un atto di amore nei confronti di sé stessi e degli altri componenti della famiglia che può trasformare in modo significativo la comunicazione e le relazioni.

Andare da un consulente genitoriale evita dunque che si discuta o che si litighi? Assolutamente no!

Non è certo l’assenza di conflitto l’obiettivo che ci si dovrebbe porre in un percorso di conoscenza e di lavoro su sé stessi o sulla relazione familiare, ma l’imparare a saper regolare i volumi, a saper gestire le emozioni, a saper cogliere il significato reale delle reazioni, delle discussioni, per poter essere più efficaci negli interventi, nelle risposte, nel cogliere i disagi da trasformare e, subito dopo, le risorse da potenziare.

Perché è tanto importante lavorare sulla regolazione dei toni piuttosto che sull’evitare che si arrivi al conflitto? Evitare che qualcosa accada implica un sottrarsi, uno schivare… e se stiamo parlando di una discussione, allontanarci da questa può significare spesso il reprimere un sentire, l’insorgere di un “non detto”, la possibilità che si generi un fraintendimento. Ogni qualvolta all’interno di una relazione, una delle parti avverte un’emozione, un disagio, una difficoltà… e decide di controllare la reazione, di soffocare il suo sentire, di tacere per il quieto vivere, quello che sta facendo, non è evitare di litigare, ma, il più delle volte, di posticipare il conflitto. E come spesso accade, più io mi controllo, più io trattengo quello che provo, che vorrei dire… più passa il tempo… e più correrò il rischio di non saper regolare la mia reazione quando il conflitto si scatenerà, magari per un nonnulla.

Pensate a tutti quegli episodi che vi saranno sicuramente capitati, durante i quali avete ingoiato, sopportato… situazioni “pazzesche” sulle quali siete passati sopra e poi a tutte quelle altre dove per una stupidaggine avete fatto crollare il mondo. Magar sentendovi anche in colpa subito dopo.

Spesso accade che nelle relazioni familiari accada proprio questa altalena: si evitano le discussioni, a scapito del nostro buon umore, della nostra serenità, del nostro benessere e poi si vivono contrasti fortissimi seguiti da silenzi, spesso intervallati da rimorsi. La rabbia, la frustrazione da una parte, la sensazione di non essere stati capiti da una parte, i sensi di colpa per come non ci si è saputi esprimere o non ci si è controllati dall’altra.

Controllo. Ancora una volta questa parolina ci suggerisce una quotidiana buccetta di banana sulla quale spesso scivoliamo. Quante volte ci colpevolizziamo per non esserci saputi “controllare” durante la giornata? Magari davanti al secondo piatto di pasta, magari in una risposta poco cortese, nel mangiare il terzo cioccolatino consecutivo dopo una settimana di dieta ferrea… Ognuno di noi vive durante la giornata infinite situazioni che potrebbero richiedere l’intervento di un “freno”, di una volontà che non abbiamo, di una forza che ci fermi prima dal compiere qualcosa che ci porterebbe poi al sentirci inadeguati, in colpa verso noi stessi e gli altri.

Gestione. Imparare a saper gestire le nostre emozioni, il nostro sentire, le nostre azioni è un’abilità che ognuno di noi può sviluppare e potenziare con un po’ di esercizio. Lasciare che qualcuno ci aiuti in questo per-corso è una possibilità che possiamo valutare per risparmiare tempo ed energie. Proviamo a “sentire con il nostro stesso corpo” a come le due parole controllo e gestione risuonano. A come ci si irrigidisca con la prima, quasi a trattenere il fiato e a quanto invece la seconda preveda un mantenere una certa flessibilità, un assecondare il flusso nel rispetto di sé e dell’esterno.

“La famiglia al centro” ecco che diventa dunque un’opportunità: uno spazio condiviso con un professionista che può facilitarci nello scoprire questa capacità insita in ognuno di noi e che se potenziata può fare la differenza in tutti gli aspetti del nostro quotidiano. In primis sul nostro benessere.

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