Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

La Parola di Dio a cura di don Gianni

Pentecoste

logo  ANJ7220723 Renaissance - Painting : Chapel Guerrieri - Pentecost - Trinita dei Monti, Rome, Italy; Trinit\\u00E0 dei Monti, Rome, Italy; (add.info.: Renaissance - Painting : Chapel Guerrieri - Pentecost - Trinita dei Monti, Rome, Italy, XVI century); \\u00A9 Andrea Jemolo. All rights reserved 2025. , Bridgeman Images

Si è soliti pensare che la Chiesa abbia avuto inizio nel giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo fu effuso sui discepoli; e tuttavia il Vangelo di Giovanni ci invita a contemplarne un’origine ancora più intima, già nella sera stessa di Pasqua, quando Gesù risorto si presenta ai suoi, proprio a coloro che lo avevano abbandonato, e non offre rimproveri, ma dona pace e vita nuova. In quel momento Gesù compie un gesto colmo di significato: alita su di loro e dice: «Ricevete lo Spirito Santo». In quel soffio si rinnova il gesto creatore delle origini, quando Dio plasmò l’uomo e gli comunicò la vita; ora, nel Risorto, prende forma una nuova creazione, un’umanità rinnovata, non più segnata dal peccato e dalla paura, ma abitata dalla forza stessa di Dio. La Chiesa nasce così, non come semplice organizzazione, ma come realtà vivente, generata dal soffio dello Spirito, che ne è l’anima e il principio vitale.

Senza questo riferimento essenziale, la Chiesa rischia di essere ridotta a una realtà puramente umana, osservata e giudicata solo secondo criteri sociologici o politici; e non di rado questo sguardo limitato si insinua anche tra i credenti, che finiscono per soffermarsi su aspetti esteriori, su dinamiche contingenti, perdendo di vista il mistero che la costituisce.

Eppure, guardando alla scena evangelica, comprendiamo quanto questo mistero sia decisivo: i discepoli sono chiusi per paura, prigionieri della delusione e del fallimento, incapaci di immaginare un futuro; e non è forse questa, in molti momenti, anche l’immagine della Chiesa di oggi, talvolta appesantita da sfiducia, segnata da una certa stanchezza interiore, più incline al lamento che alla speranza? Ma basta il dono dello Spirito perché tutto cambi: le porte chiuse si aprono, la paura si trasforma in coraggio, i discepoli da fuggiaschi diventano inviati, e ciò che era rinchiuso si dilata fino a raggiungere ogni uomo.

In questo gesto Gesù affida ai suoi anche una missione straordinaria: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi». Il potere di riconciliare, di restituire vita là dove c’era morte, viene consegnato alla comunità dei discepoli, perché continui nella storia l’opera di salvezza iniziata da Cristo. Non è un potere di dominio, ma un servizio di liberazione, attraverso il quale lo Spirito continua a operare nel cuore degli uomini. Per questo crediamo che la storia non sia guidata dal caso, né dalle forze oscure del male, né da una cieca fatalità, ma dallo Spirito di Dio, che accompagna l’umanità e la conduce, spesso in modo nascosto ma reale, verso il compimento del bene. Da qui nasce il volto concreto della Chiesa voluta da Cristo: una Chiesa che non si limita a spiegare o a dare risposte, ma sa suscitare domande; che non si rifugia in un linguaggio complicato e distante, ma parla con semplicità e verità, raggiungendo il cuore delle persone; una Chiesa aperta e accogliente, capace di generare stupore, perché in essa si intravede qualcosa di più grande che supera le parole e tocca la vita.

Tutto questo si traduce in uno stile concreto di comunità: non basta un momento liturgico, se la vita resta frammentata. La prima testimonianza è la carità operosa: farsi prossimo, creare legami veri, offrire perdono, condividere pesi e speranze. È qui che lo Spirito si rende visibile e la Pentecoste continua. La fede rende semplice ciò che appare complesso, perché credere è fidarsi del Signore e lasciarsi guidare dal suo Spirito. Così la Pentecoste diventa realtà presente: scegliendo pace, perdono e comunione, nasce un’umanità nuova e la Chiesa torna a essere sé stessa.

Pentecoste

logo  ANJ7220723 Renaissance - Painting : Chapel Guerrieri - Pentecost - Trinita dei Monti, Rome, Italy; Trinit\\u00E0 dei Monti, Rome, Italy; (add.info.: Renaissance - Painting : Chapel Guerrieri - Pentecost - Trinita dei Monti, Rome, Italy, XVI century); \\u00A9 Andrea Jemolo. All rights reserved 2025. , Bridgeman Images

Si è soliti pensare che la Chiesa abbia avuto inizio nel giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo fu effuso sui discepoli; e tuttavia il Vangelo di Giovanni ci invita a contemplarne un’origine ancora più intima, già nella sera stessa di Pasqua, quando Gesù risorto si presenta ai suoi, proprio a coloro che lo avevano abbandonato, e non offre rimproveri, ma dona pace e vita nuova. In quel momento Gesù compie un gesto colmo di significato: alita su di loro e dice: «Ricevete lo Spirito Santo». In quel soffio si rinnova il gesto creatore delle origini, quando Dio plasmò l’uomo e gli comunicò la vita; ora, nel Risorto, prende forma una nuova creazione, un’umanità rinnovata, non più segnata dal peccato e dalla paura, ma abitata dalla forza stessa di Dio. La Chiesa nasce così, non come semplice organizzazione, ma come realtà vivente, generata dal soffio dello Spirito, che ne è l’anima e il principio vitale.

Senza questo riferimento essenziale, la Chiesa rischia di essere ridotta a una realtà puramente umana, osservata e giudicata solo secondo criteri sociologici o politici; e non di rado questo sguardo limitato si insinua anche tra i credenti, che finiscono per soffermarsi su aspetti esteriori, su dinamiche contingenti, perdendo di vista il mistero che la costituisce.

Eppure, guardando alla scena evangelica, comprendiamo quanto questo mistero sia decisivo: i discepoli sono chiusi per paura, prigionieri della delusione e del fallimento, incapaci di immaginare un futuro; e non è forse questa, in molti momenti, anche l’immagine della Chiesa di oggi, talvolta appesantita da sfiducia, segnata da una certa stanchezza interiore, più incline al lamento che alla speranza? Ma basta il dono dello Spirito perché tutto cambi: le porte chiuse si aprono, la paura si trasforma in coraggio, i discepoli da fuggiaschi diventano inviati, e ciò che era rinchiuso si dilata fino a raggiungere ogni uomo.

In questo gesto Gesù affida ai suoi anche una missione straordinaria: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi». Il potere di riconciliare, di restituire vita là dove c’era morte, viene consegnato alla comunità dei discepoli, perché continui nella storia l’opera di salvezza iniziata da Cristo. Non è un potere di dominio, ma un servizio di liberazione, attraverso il quale lo Spirito continua a operare nel cuore degli uomini. Per questo crediamo che la storia non sia guidata dal caso, né dalle forze oscure del male, né da una cieca fatalità, ma dallo Spirito di Dio, che accompagna l’umanità e la conduce, spesso in modo nascosto ma reale, verso il compimento del bene. Da qui nasce il volto concreto della Chiesa voluta da Cristo: una Chiesa che non si limita a spiegare o a dare risposte, ma sa suscitare domande; che non si rifugia in un linguaggio complicato e distante, ma parla con semplicità e verità, raggiungendo il cuore delle persone; una Chiesa aperta e accogliente, capace di generare stupore, perché in essa si intravede qualcosa di più grande che supera le parole e tocca la vita.

Tutto questo si traduce in uno stile concreto di comunità: non basta un momento liturgico, se la vita resta frammentata. La prima testimonianza è la carità operosa: farsi prossimo, creare legami veri, offrire perdono, condividere pesi e speranze. È qui che lo Spirito si rende visibile e la Pentecoste continua. La fede rende semplice ciò che appare complesso, perché credere è fidarsi del Signore e lasciarsi guidare dal suo Spirito. Così la Pentecoste diventa realtà presente: scegliendo pace, perdono e comunione, nasce un’umanità nuova e la Chiesa torna a essere sé stessa.

Ascensione del Signore

logoDUCCIO di Buoninsegna (b. ca. 1255, Siena, d. 1319, Siena) Appearence on the Mountain in Galilee 1308-11 Tempera on wood, 36,5 x 47,5 cm Museo dell\\'Opera del Duomo, Siena The Appearance on the Mountain in Galilee is simpler and barer and descriptive details are deliberately left out: Christ is entrusting the apostles with the task of spreading the faith (the books that two of the disciples are holding are a reminder of preaching) and nothing must distract attention from his words. --- Keywords: -------------- Author: DUCCIO di Buoninsegna Title: Appearence on the Mountain in Galilee Time-line: 1301-1350 School: Italian Form: painting Type: religious , ipa

Abitare l’invisibile: la fede nei giorni comuni

Gesù ci ha lasciato una promessa semplice e decisiva: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». E tuttavia questa presenza non si impone con l’evidenza delle cose visibili; dopo l’Ascensione, essa si consegna a una forma più discreta, che non sempre è facile riconoscere. È per questo che, soprattutto nei momenti di fatica o di solitudine, può affiorare nel cuore una domanda sincera: «Signore, dove sei?».

Questa domanda, però, non nasce contro la fede, ma spesso la attraversa e la purifica. Può diventare l’inizio di un cammino più profondo, perché esiste un modo di essere presenti che non riempie subito il vuoto, ma lo abita, accendendo il desiderio e rendendo più attento lo sguardo. In questo senso, la fede non è soltanto adesione a delle verità, ma è anche un modo nuovo di vedere. È uno sguardo che si affina, che impara a cogliere ciò che, a prima vista, rimane nascosto. E i segni della presenza del Signore, seppure discreti, non mancano: sono piccoli, spesso silenziosi, ma reali.

Essi si lasciano intravedere là dove qualcuno ama con sincerità, dove un gesto gratuito rompe la logica dell’interesse, dove una persona si prende cura dell’altra senza cercare riconoscimento. Si manifestano nella fedeltà di tante vite semplici, nella pazienza di chi resiste al male, nella dedizione di chi serve senza apparire. E ancora, in modo particolare, in una comunità che prega, che condivide il pane e la vita, che prova a vivere il Vangelo con sobrietà e verità.

Anche l’amore tra due persone, forse inconsapevolmente, può diventare luogo di una presenza più grande, perché nel dono reciproco si apre uno spazio che li supera. E c’è un luogo ancora più vicino, spesso trascurato: il cuore, quando si raccoglie nel silenzio e si dispone ad ascoltare. Tuttavia, il Vangelo non si limita a invitarci a riconoscere questa presenza; ci affida anche una responsabilità. L’invito di Gesù – «Andate» – è chiaro: portate nel mondo ciò che avete ricevuto, lasciate che la misericordia, il perdono e la speranza prendano forma nelle vostre scelte concrete. Questo compito non richiede gesti straordinari, ma una vita credibile. Le parole sono importanti, ma è la testimonianza a renderle persuasive. Quando parla qualcuno che condivide le nostre stesse fatiche e domande, lì il Vangelo diventa più vicino, comprensibile e incisivo.

Il nostro tempo, segnato da una forte ricerca di senso, sembra spesso offrire risposte fragili. In particolare i giovani portano dentro una sete di infinito che difficilmente trova spazio in una cultura dell’immediato come la nostra. Per questo diventa sempre più decisivo chiedersi: quali segni concreti offriamo loro? Non servono discorsi complessi, ma persone capaci di ascolto, accoglienza e rispetto, che sappiano allargare lo sguardo e non chiudersi nelle divisioni, che scelgano la fraternità invece della contrapposizione. Il cristiano è chiamato a costruire legami, a generare comunione. L’Ascensione invita proprio a questo: ad alzare lo sguardo senza fuggire dalla terra. Più lo sguardo si apre, più il cuore si dilata e riconosce gli altri come fratelli. Resta allora una certezza che orienta tutto: la nostra vita non è chiusa nel provvisorio. In Cristo si è aperto un passaggio oltre ciò che passa, e nulla di ciò che è vissuto nell’amore va mai perduto. Per questo possiamo vivere con fiducia, imparando a riconoscere i segni della sua presenza e, insieme, a diventarne noi stessi, con semplicità e verità, dei segni vivi.

VI Domenica di Pasqua

logo BFM286726 Icon from Crete depicting the Holy Trinity (tempera on wood) by Greek School, (18th century); 30.3x24.4 cm; Lindenau Museum, Altenburg, Germany; (add.info.: Die Allerheiligste Dreifaltigkeit;); Bildarchiv Foto Marburg. , Bridgeman Images

 

Il Paràclito, respiro di Dio nel cuore dei discepoli

Nel clima intimo dell’ultima cena, il Vangelo di Giovanni ci mostra Gesù che parla ai suoi come chi affida un testamento. Egli sa che sta per concludersi il tempo della sua presenza visibile, e con parole piene di tenerezza prepara i discepoli a ciò che verrà. Ma non sono parole di addio: sono parole di promessa. La sua presenza non finirà, cambierà soltanto forma. Gesù parte da ciò che è più essenziale: la relazione con lui. «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti».

Non è il linguaggio del dovere, ma quello dell’amore. Gesù non chiede un’obbedienza fredda; i suoi comandamenti sono un dono, la via per imparare ad amare come lui ha amato. Custodirli significa proteggere la fiamma del suo amore, come si veglia una piccola luce perché continui a illuminare la notte. A chi vive questo legame, fa una promessa sorprendente: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito». Il termine indica qualcuno chiamato a sostenere, a difendere come un avvocato che accompagna chi deve affrontare una prova difficile.

Nel Vangelo di Giovanni, la vita di Gesù appare spesso come un grande processo in cui il mondo sembra giudicare e rifiutare la sua verità. In quella stessa tensione anche i discepoli sono coinvolti. Per questo Gesù promette lo Spirito che li guiderà alla verità. Gesù lo chiama “un altro” Paràclito, perché il primo è stato lui stesso. Durante la sua vita terrena egli è stato guida, difesa e consolazione. Li ha sostenuti nei momenti difficili. Ora, però, annuncia qualcosa di ancora più grande.

Fino a quel momento, la sua presenza era “presso” i discepoli; dopo la Pasqua, sarà “dentro” di loro. Ed è qui il cuore del cambiamento. Un maestro parla dall’esterno, istruisce, incoraggia, corregge; ma non può trasformare dall’interno. Lo Spirito invece illumina la mente e il cuore, rende comprensibile ciò che prima sembrava oscuro, trasforma il modo di vedere e di vivere. È come se Gesù dicesse: io ho seminato il Vangelo nella vostra vita, ma sarà lo Spirito a farlo germogliare. Per questo promette: «Non vi lascerò orfani». La sua partenza non significa abbandono; è come il tramonto del sole, che scompare all’orizzonte ma continua a diffondere la sua luce. Così la Risurrezione non allontana Gesù dai suoi, ma inaugura una presenza nuova e più profonda.

Il mondo non lo vedrà più con gli occhi del corpo, ma i discepoli lo riconosceranno, perché la sua vita diventerà la loro. Gesù riassume tutto con parole che risuonano come un centro di luce: «Io sono nel Padre, voi in me e io in voi». Non si tratta più solo della vicinanza tra maestro e discepolo: è comunione di vita. Così la vita di Dio scorre nel cuore dei credenti, introducendoli nella comunione d’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito.

La condizione è custodire il dono di Gesù. «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama». In chi ama accade lo straordinario: «Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». L’amore di Dio non resta a senso unico; chi ama entra in un movimento di reciprocità e di rivelazione.

Gesù non lascia ai suoi solo parole o ricordi, ma il dono dello Spirito: una presenza viva che continua la sua opera, illumina, consola, guida alla verità tutta intera. Come il vento che non si vede ma gonfia le vele e spinge la barca al largo, così lo Spirito accompagna il cammino dei discepoli, fino a condurli nel cuore stesso di Dio.

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