Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

La Parola di Dio a cura di don Gianni

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (MC 10,35-45)

Alla destra e alla sinistra" – Introduzione alla Lectio Divina su Mc 10,  35-45 – Tuttavia

SERVIRE È REGNARE

           

            Lungo la strada verso Gerusalemme Gesù cammina davanti ai suoi discepoli e, in disparte, parla ai Dodici di ciò che gli sarebbe presto accaduto. Come già Pietro aveva reagito di fronte al primo annuncio della passione, così ora Giacomo e Giovanni reagiscono al terzo annuncio. Anch’essi aspirano a un primato, desiderando occupare i posti d’onore alla destra e alla sinistra di Gesù, una volta seduto sul trono della sua sovranità. E di nuovo scoppia una contesa fra i discepoli ed è comprensibile che gli altri dieci se la prendano con l’arrivismo dei due figli di un pescatore.

            Non fanno certamente una bella figura questi discepoli che dovranno compiere ancora molta strada per capire il cuore del mistero. La comunità sembra sgretolarsi: più Gesù interpreta il suo cammino come offerta della vita, più i suoi litigano e rompono l’unità. Con la sua risposta Gesù smaschera la mentalità troppo umana dei due discepoli: non hanno capito che, seguendo Gesù, era stata loro additata la via che conduce alla passione ed alla morte prima di giungere con lui “nella gloria”.

            Ai due figli di Zebedeo, che chiedono un’attenzione privilegiata (“sedere nella gloria”), egli può offrire solo “un calice” e “un battesimo”, segni di una sofferenza a costo di una vita. La gloria è dono del Padre; il “calice” dell’amarezza non si conquista: si beve nella fede. Il potere deve rimanere nelle mani del Padre (sulla croce, a destra e a sinistra, ci saranno in realtà due malfattori, mentre i discepoli fuggiranno!).

            Agli altri dieci discepoli, che si indignano (non perché rifiutano la logica del potere, ma perché vorrebbero loro i posti e si sentono scavalcati!), Gesù dice che non devono auto-ingannarsi sul regno di Dio: esso è uno spazio in cui non si fa carriera, ma in cui si impara a morire a se stessi trasformando il desiderio di dominio in servizio.

“Servire è regnare”, diceva Ireneo di Lione. Principio di base della carta costituzionale della Chiesa è infatti che ciascuno è il servo di tutti gli altri: chi ha autorità nella comunità non è padrone, ma servo. Lo aveva ben capito Silvano del monte Athos che scrive: “Quando ho cominciato a conoscere il Signore, per mezzo dello Spirito, allora ho cominciato a considerare tutta la gloria del mondo come fumo che il vento disperde”.

 

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (MC 10,17-30)

Il Vangelo della Domenica | TusciaTimes.eu (.it)A DIO TUTTO È POSSIBILE

            Nella odierna pagina evangelica si possono distinguere sostanzialmente due parti: la parte dell’incontro dell’uomo ricco con Gesù e la parte della riflessione di Gesù, integrata dall’interrogativo di Pietro. L’evangelista racconta che un tale, pieno di entusiasmo e di generosità, corre incontro a Gesù e si butta ai suoi piedi interrogandolo: “che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù prima di rispondergli, cerca di renderlo consapevole delle implicazioni esistenti all’interno del suo atteggiamento e delle sue parole e gli ricorda i comandamenti della seconda tavola della legge. Il tizio gli fa notare di aver custodito questi comandamenti fin dalla sua giovinezza. A questo punto Gesù considera la situazione dell’uomo che ha davanti a sé una situazione ottimale ad accogliere la chiamata da parte di Dio. Marco annota infatti che Gesù lo “guardò dentro” e lo amò rimanendo meravigliato per l’onestà, il candore, la sincerità di quell’uomo. Allo stesso tempo gli comunica che è chiamato a qualcosa di più dell’osservanza dei comandamenti: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo”. Il modo cioè concreto con cui quest’uomo può ottenere il tesoro è la sequela di Gesù, spogliandosi di tutto quello che ha. L’amore di Gesù non è sufficiente a strappare quel ricco dal suo attaccamento alle ricchezze-sicurezze: egli alla fine manifesta il volto del discepolo mancato e triste. La risposta negativa rattrista anche Gesù, il quale però contrappone in qualche modo al rifiuto del ricco l’accoglienza generosa di coloro che ha davanti a sé. Intorno a sé Gesù ha il cerchio dei suoi discepoli più immediati, il cerchio dei discepoli che sono seduti ai suoi piedi. Gesù li richiama all’esperienza di gratuità che hanno fatto nel momento stesso in cui sono stati guardati e chiamati a lui e li porta alla constatazione: “vedete, impossibile agli uomini, ma non impossibile a Dio. Infatti tutto è possibile a Dio”. Così Gesù orienta verso Dio lo sguardo dell’uomo, che nella sua impotenza può solo disperare. Egli deve prendere profondamente coscienza della propria inadeguatezza; ma insieme gli viene aperto anche l’orizzonte: l’uomo può e deve sapere della potenza di Dio.

 

 

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (MC 10,1-16)

IL LIETO ANNUNCIO DI UN AMORE PERENNE

 

Liturgia quotidiana, Il Vangelo del giorno con il commento Mese di Ottobre  2021 - Vangelo di oggi, - Commento al Vangelo di Ogni Giorno - Commento al  Vangelo, Commento al Vangelo di         

            Per la prima volta Gesù entra nel territorio della Giudea, oltre il Giordano: la sua strada porta verso la passione a Gerusalemme. Lungo la via alcuni farisei gli chiedono, volendo chiaramente tendergli una trappola, se sia lecito a un marito ripudiare la moglie. Essi hanno in mente la legge di Mosè a riguardo (cf. Dt 24,1) che intendono come un permesso di divorzio; Gesù invece chiarisce che si tratta di una prescrizione per regolare un caso sorto per la loro durezza di cuore. I farisei parlano di “permesso”, nella logica di chi cerca le maggiori concessioni possibili e un motivo per auto-giustificare il desiderio di sciogliersi dai legami coniugali con libertà. Gesù si concentra invece sul progetto iniziale: a lui interessa la volontà di Dio, che si trova a un livello più profondo, dove emerge ciò che permette a un uomo e una donna di diventare una cosa sola (“all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina”).

            In disparte, a casa, i discepoli tornano sul problema e lo interrogano. Nella sua risposta notiamo che Gesù pone uomo e donna sullo stesso piano. Nel cammino del dono di sé che egli stesso sta proponendo non c’è supremazia dell’uomo sulla donna: entrambi sono responsabili dell’amore reciproco. Uomo e donna sono immagine di Dio: ognuno deve prendersi cura dell’altro. Due esseri umani sono capaci di amarsi per sempre: questa è la buona notizia! Il cuore va liberato dalla legge del possesso per vivere con fiducia la relazione di coppia. Il matrimonio alla sequela di Cristo è dono di sé e della propria vita. Gesù offre il lieto annuncio che l’amore pieno è possibile, perché in Gesù Cristo si realizza la nuova alleanza tra Dio e il suo popolo.

            Dopo questa discussione sul divorzio, il vangelo riferisce che a Gesù vengono portati dei bambini. Il fatto che i suoi discepoli sembrano essere infastiditi da tale gesto provoca un forte sdegno nel maestro. Allo scopo chiarisce con la sua parola e il suo gesto quanto consideri preziosi i bambini e quanto egli sia diverso dai suoi discepoli. Solo coloro che si riconoscono bambini, cioè incapaci e incompetenti - secondo la mentalità dell’epoca -, sono in grado di accogliere e di entrare nel regno di Dio, perché l’unico atteggiamento possibile è quello della fiducia totale in lui.

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (MC 9,38-43.45.47-48)

E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via - il Dolomiti

LO SPIRITO SOFFIA DOVE VUOLE

            Nella pericope odierna l’evangelista menziona un colloquio privato tra Gesù e i suoi discepoli. Il racconto è infatti ambientato in casa. Giovanni, che è uno dei tre più vicini a Gesù, racconta un’esperienza che essi hanno avuto: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Come si vede, l’impedimento al compiere l’esorcismo è dato dal fatto che questo tizio non era membro del gruppo dei discepoli.

            Gesù dà altri criteri di valutazione e corregge i suoi discepoli: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi». Dicendo questo egli riconosce che anche altri, al di fuori della sua cerchia più stretta, possano perseguire le stesse finalità da lui proposte ai suoi discepoli. Il fatto che essi facciano uso del suo nome indica la loro sintonia con il suo messaggio. Nei loro confronti egli richiede la massima apertura e disponibilità, perché l’impegno per il regno di Dio si manifesta anzitutto nella capacità di lottare contro il potere del male in stretta collaborazione con tutti coloro che perseguono le stesse finalità. La stessa apertura viene raccomandata ai discepoli nei confronti di quanti, chiunque essi siano, danno da bere anche solo un bicchiere d’acqua ai discepoli nel nome di Gesù e proprio per la loro qualifica di discepoli.

            Allo stesso tempo il Maestro insegna concretamente ai discepoli come considerare il rapporto con chi non è dei loro e come agire in questo ambito: mette in guardia dallo scandalizzare, ossia dall’indurre in errore, soprattutto i piccoli, cioè le persone comuni e semplici. E quanto questo modo di agire sia cattivo, Gesù lo spiega in modo drastico (attraverso un discorso cosiddetto iperbolico) a chi se ne rende colpevole. Chiaramente Gesù non esige dai suoi che siano perfetti, ma piuttosto che sappiano ritornare sempre a ciò che costituisce il fulcro del suo messaggio, senza scendere né in teoria né in pratica a compromessi con la mentalità di questo mondo. In gioco c’è la fine del cammino, il destino definitivo dell’uomo: o egli entrerà nella vita, nel Regno di Dio, oppure la sua meta è il fuoco inestinguibile.

            Commenta così queste parole di Gesù il card. Martini: «Apre le porte a Cristo chi si mette nella sua posizione, chi impara ad amarlo e ad amare con Lui e in Lui ogni altro uomo, ogni altro gruppo, razza e popolo. Le porte chiuse a Cristo sono quelle del razzismo, delle diffidenze, delle chiusure mentali, l’entrare nella ruota dannata delle contrapposizioni, per cui io non posso definirmi se non contro qualcuno».

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