Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

La Parola di Dio a cura di don Gianni

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (MT 16,13-20)

 LECTIO Matteo 16,13-20 – E SIANO MINORI

LA VERA IDENTITÀ DEL VOLTO DI CRISTO

Nel racconto evangelico ciò che Pietro confessa dell’identità di Gesù – «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» – non deriva dalle possibilità della sua conoscenza umana (dalla ‘carne e dal sangue’), ma da quanto gli è stato rivelato dal «Padre mio che è nei cieli». Si tratta dunque di un dono dall’alto, che tuttavia – come ogni dono autentico – esige alcune condizioni per essere accolto. Il racconto di Matteo ne ricorda qualcuna, che possiamo provare a raccogliere.

La prima consiste nella disponibilità a lasciarsi interrogare, il che equivale anche a vivere un atteggiamento di ricerca, proprio di chi non si accontenta di quanto già conosce, né si preoccupa di difendere gelosamente certezze già acquisite. La rivelazione del mistero di Dio, proprio perché è sempre oltre quello che la nostra carne e il nostro sangue già posseggono, ci chiede la docilità a lasciarci sorprendere e persino inquietare, o scalfire nelle proprie convinzioni.

Dopo questa, c’è una seconda presa di distanza che viene richiesta al discepolo. Non solamente dalle proprie certezze, ma da quanto pensano gli altri o emerge dai sondaggi di opinione. I discepoli sanno rispondere prontamente, senza esitazioni, a Gesù che chiede loro cosa dice la gente che sia il Figlio dell’uomo. Sanno però che quelle opinioni, che elencano con precisione, non servono a definire la sua identità. Le conoscono, ma non si accontentano di esse. Cercano ancora e cercano oltre. Certo, la possibilità di dire chi egli davvero sia non viene dalla ‘carne e dal sangue’, ma dalla parola del Padre; tuttavia è proprio quella prossimità che essi possono stabilire con Gesù grazie alla loro stessa ‘carne e sangue’ che consentirà a Pietro di non ritenersi soddisfatto di risposte troppo ‘umane’, aprendolo così ad accogliere la rivelazione che viene dall’alto.

Tuttavia – ed è un’ulteriore condizione – anche quando si giunge a dare una risposta sull’identità di Gesù, per quanto vera essa sia, non è mai definitiva. Non è mai l’ultima risposta possibile. È un altro aspetto del mistero di Dio e dell’insondabilità del suo volto. È vero, egli è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, ma lo è in un modo molto diverso da come in questo momento Pietro immagina, coerentemente con quanto ha detto di lui. Pietro deve continuare a lasciarsi interrogare, sorprendere, mettere in crisi nelle sue certezze.

Pietro potrà comprendere quello che ora non capisce solo a condizione di continuare ad andare dietro a Gesù. Potrà comprendere l’identità del volto di Cristo con il volto del Crocifisso solo se saprà a sua volta prendere su di sé la propria croce per seguirlo lungo la stessa via.

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (MT 15,21-28)

Gesù replicò: "Donna, grande è la tua fede!"

LA PREGHIERA INSISTENTE

 

La fede profonda che apre la porta alla salvezza trova una icona stupenda nella donna pagana, una Cananea, che invoca da Gesù la guarigione della figlia. Di fronte alla apparente resistenza di Gesù, questa donna anticipa e realizza la visione di Isaia: se Gesù è stato inviato anzitutto per «le pecore perdute della casa di Israele», l’insistente preghiera della donna pagana allarga i confini dell’annuncio e lascia intravedere il compimento del disegno di Dio, misteriosamente adombrato nelle dure parole di Gesù. «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini»: in questa parola sembra quasi che la salvezza (il pane) sia riservata ai soli figli (Israele) e da essa i pagani (i cagnolini) siano esclusi. Eppure l’umile audacia della Cananea (che accetta di essere un cagnolino e chiede solo le briciole) lascia trasparire il desiderio stesso di Dio: far sedere alla sua mensa tutti, ebrei e pagani, e dare a tutti il pane dei figli. Ecco perché Gesù reagisce con stupore alla fede di questa donna, così come si era meravigliato della fede di un altro pagano, il centurione: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». La fede della donna pagana ha la forza di penetrare nel cuore stesso di Dio, in cui abita il desiderio di salvezza per ogni uomo, e riesce ad ottenere da Gesù ciò che era stato predetto al centurione.

Un particolare tema che emerge nel racconto di Matteo è quello della intercessione. Di fatto la preghiera insistente della donna pagana diventa la forza, anzi la chiave, che permette di aprire la porta della misericordia di Dio. Soffermiamoci su questa preghiera di intercessione, una preghiera che alla fine diventa la trasparenza stessa di una fede che ama, ama Dio e ama gli uomini.

La donna Cananea, nel vedere Gesù, grida tutta la sua disperazione per la figlia sofferente, un grido che esprime nello stesso tempo tutta la fiducia nel Signore e tutta l’amore per la figlia: «Pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio».

Intercedere è stare là, senza muoversi, accettando il rischio di questa posizione. Una autentica preghiera di intercessione richiede pazienza: la pazienza di intessere un dialogo con il Signore, di non indietreggiare di fronte a una sua apparente assenza, di fronte alle resistenze di Dio stesso. E questa pazienza si trasforma in una lenta conversione del proprio tempo nel tempo stesso di Dio: si impara ad affidare a lui ogni esaudimento, lasciando che sia lui a decidere tempi e modi. Così ha fatto quella donna: non si è allontanata, non ha cessato di domandare, anzi ha tenuto tenacemente testa al Signore.

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - A (MT 14,22-33)

Come in una barca nella notte … | Comunità parrocchiale San Marcello

 

«CORAGGIO, SONO IO...!»

Nella pagina evangelica di questa domenica appare evidente il contrasto tra l’“immobilità” di Gesù con l’agitazione che investe i discepoli sulla barca, sballottati dalle onde del mare e dal forte vento. Gesù sembra lontano e indifferente alla sorte dei suoi discepoli, intento com’è a ritagliarsi uno spazio solitario in cui stare a ‘tu per tu’ con il Padre senza essere da nulla e da nessuno disturbato. Ma è davvero così? Da queste battute iniziali possiamo almeno cogliere un prezioso suggerimento: la preghiera deve avere qualcosa a che fare con la fede richiesta ai discepoli...

«È un fantasma!», esclamano i discepoli spaventati e sconvolti. Essi non sanno riconoscere quella misteriosa figura che sta venendo verso di loro in una maniera totalmente insolita e inattesa: come può essere il loro Signore? Ma è Gesù stesso che viene incontro alla loro paura fugando ogni dubbio: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Anche noi molte volte abbiamo bisogno di sentirci ripetere quella parola che toglie la paura dai nostri cuori e ridona fiducia alle nostre vite spesso stanche, smarrite e turbate, mentre attraversiamo su una piccola barca (nei vangeli immagine della Chiesa) il mare in tempesta tra gorghi e venti impetuosi: «Coraggio, sono io...!».

Gesù acconsente poi al desiderio di Pietro accogliendo benevolmente la sua domanda: «Vieni!». Pietro allora senza indugio va e comincia la sua camminata sulle acque, ma poi... Cosa succede? Come mai Pietro, nel giro di pochi istanti, passa dalla sicurezza di sé alla paura, dalla fiducia incondizionata nella parola di Gesù a un atteggiamento dubbioso e incredulo? «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?», lo rimprovera Gesù, mentre stende la sua mano per tirarlo fuori dalle acque. Dove sta la ‘pochezza’ di fede di Pietro? Si possono dare diverse risposte in merito partendo semplicemente da questo episodio, ma, in sintesi, possiamo dire che la poca fede di Pietro si manifesta là dove egli comincia a distogliere lo sguardo da Gesù e a rivolgerlo a se stesso e a tutto ciò che intorno minaccia la sua vita.

Attraverso l’esperienza della caduta e del fallimento, emerge un uomo diverso, che sa riconoscere la propria impotenza e fragilità e non ha vergogna a gridare al Signore il suo bisogno di essere salvato: «Signore, salvami!». Questo grido è veramente un atto di affidamento a Colui che viene riconosciuto come il salvatore della propria vita e riscatta Pietro forse più di una bella professione di fede.

 

 

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (MT 17,1-9)

Vangelo Secondo Matteo (Mt 17, 1-9) - Oratorio Don Bosco di Figline Valdarno

UNA “NUBE LUMINOSA” LI AVVOLSE CON LA SUA OMBRA

In questa domenica, festa della Trasfigurazione del Signore, la liturgia ci presenta una delle pagine più conosciute del Nuovo Testamento che ha ispirato molti artisti in Oriente come in Occidente. Essa si pone come una risposta chiara alla reazione di Pietro che cerca di dissuadere Cristo dopo il primo annuncio della passione: «Dio te ne scampi, Signore! Questo non ti accadrà mai» (Mt 16,22b).

Anche in questa pagina si possono riconoscere molte immagini che alludono ai grandi eventi della storia d’Israele. Si pensi al “monte”, luogo prediletto delle rivelazioni divine (cf. Es 33,12-34,28); alla “luce”, che nell’Antico Testamento è simbolo della presenza divina (Ez 1,26-28); alle figure di “Mosè e Elia”, i due grandi personaggi dell’Antico Testamento; alla “voce” di Dio, che in Es 19,9 accredita Mosè di fronte al popolo; si pensi infine al “timore” dei discepoli, molto simile a quello di diversi personaggi che in passato ricevettero una rivelazione speciale da parte di Dio.

C’è però un’immagine molto bella nel vangelo odierno che troppo spesso viene trascurata: la “nube”, simbolo nell’Antico Testamento della presenza divina, specialmente durante la permanenza d’Israele nel deserto. Mentre Israele usciva dall’Egitto «il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte» (Es 13,21). Quando Mosè salì sul monte Sinai «la nube coprì il monte. La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni» (Es 24,15-16). Durante il pellegrinaggio di Israele nel deserto la nube prende possesso della tenda del santuario. Infine, la nube riempie il tempio costruito da Salomone per consacrarlo e segnalare che ormai Dio è venuto ad abitarvi (1Re 8,10-12).

Qual è dunque il significato della nube nel racconto della trasfigurazione? La sua presenza indica certamente che Dio è presente in modo particolare, in questo momento, sulla via che conduce Gesù alla croce e alla risurrezione. Il Dio che ha accompagnato il suo popolo con una colonna di nube nel deserto, che è sceso sul monte Sinai, che è venuto ad abitare in mezzo al suo popolo, prima nella tenda del deserto, poi nel tempio di Gerusalemme, è ormai presente in Gesù Cristo che cammina in mezzo al suo popolo verso la sua passione e la sua gloria.

Gesù è dunque il luogo definitivo della “presenza” di Dio in mezzo al suo popolo. Non a caso la voce udita dai tre discepoli dice: «Ascoltate lui!».

 

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