Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Genitori e famiglie

Diversità = libertà (e viceversa)

Diversità = libertà (e viceversa)

Inizi a sentirti libero quando smetti di guardare gli altri per sentirti bello

Stavo scrivendo un post su Instagram questa mattina quando mi son trovata a fare questa riflessione: 

 

Inizi a sentirti libero quando smetti di guardare gli altri per sentirti bello

 

Oggi, 25 aprile, stavo pensando alla libertà e al significato che questa parola oggi ha per me. Ho richiamato alla memoria la giornata di ieri, la distribuzione delle tute ai ragazzi diversamente abili dell’Associazione Orizzonte ODV con cui collaboro… e... ho ricordato la sensazione di benessere che avverto ogni volta che sono in mezzo a loro.

Il diverso

Spesso, il "diverso" ci destabilizza mettendo in dubbio le nostre certezze. Nell’insicurezza che la diversità ci fa avvertire, fin da bambini iniziamo a lavorare su noi stessi per omologarci alle persone che ci circondano. (Una fatica immane spesso!!!)

 

Provate un momento a fare mente locale. Quante energie ogni giorno investite per avvicinarvi ai modelli che vi circondano: estetici, professionali, sportivi… In ogni contesto, se vi fermate a riflettere, vi accorgerete che esiste uno stile al quale tutti tendono ad uniformarsi.

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Da elemento di disturbo...

Immaginate di entrare all’interno di una sala riunioni e di essere gli unici ad indossare un vestito chiaro. Intorno a voi, solo abiti scuri. E’ primavera magari, ma, chissà perchè, soltanto Voi avete scelto di usare un completo panna, tutti gli altri indossano tailleur neri. Come vi sentireste?

Forse in un primo momento vi potrebbe anche venire in mente l’idea di tornare a casa a cambiarvi.

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...a risorsa

Quando ero piccola facevo nuoto agonistico. Mi allenavo 6 giorni a settimana ed il cloro in pochissimo tempo consumava i costumi, così era necessario acquistarne sempre di nuovi. Tutte nella squadra indossavamo “Arena”, la marca che andava di moda in quegli anni e nessuna di noi aveva mai provato a cercare un’alternativa (magari più economica). Un bel giorno mia madre, entrando in un nuovo negozio di articoli sportivi, trovò un brand sconosciuto che costava un terzo e decise di farmi un regalo. Ricordo come se fosse ieri la vergogna che mi assalì quando indossai un costume “diverso” da quello delle mie compagne. Mi sentivo osservata, giudicata, isolata… eppure, dopo pochi mesi, anche le altre amichette si “omologarono” a me. 

 

Se in un primo momento il mio costume era stato un elemento di disturbo, una voce fuori dal coro… poi si era rivelato, per l’intero gruppo: una risorsa, una rottura di schemi, un rompere un’abitudine non funzionale.

 

Essere uguali agli altri ci dà l’illusione di essere più forti, più giusti, migliori.

...eppure, se investiamo tutte le nostre energie per essere come gli altri ed abbattere dunque quella distanza fisiologica, biologica, naturale, chiamata diversità, come possiamo dare spazio alla nostra creatività, apertura, individualità?

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Come affrontare la diversità

La diversità non va temuta, ma, al contrario: difesa, nutrita, allenata, enfatizzata, accudita. Anche se a volte ci fa sentire soli e sbagliati!!! 

Iniziamo da noi stessi e poi con i bambini che ci sono accanto, fin da quando sono piccoli. 

Come si fa a spiegare a un ragazzino che viene bullizzato per il suo aspetto, la sua stravaganza, la sua fragilità che è il più fico di tutti?!! Insegnandogli a usare il suo “essere speciale” come un superpotere contro i prepotenti. 

...e dando l’esempio nel nostro quotidiano che non essere come gli altri non vuol dire essere peggiore o migliore. 

Diversità = libertà

Ecco che allora la diversità può essere intesa come pluralità di facce, di colori, di lingue, di credo, di culture. Diversità anche come intuizione, fantasia, complessità individuale, capacità di vedere la realtà secondo altri punti di vista e nuove prospettive... Diversità come capacità di  uscire dai soliti schemi, di cambiare direzione: magari andando nel verso opposto a quello degli altri seguendo la voce del cuore e dell’intuizione.

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Diversità come libertà dunque, di essere veramente ed autenticamente ciò che siamo. Se io mi accetto per quello che sono, con le mie caratteristiche, i miei difetti... allora sì che mi sentirò finalmente libero di potermi esprimere senza la paura del giudizio (mio e degli altri)!!!

 

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico, Consulente Genitoriale, da anni collabora come volontaria presso l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità.  
Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno. 
Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Ascoltiamoci” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195

 

Non togliere le castagne dal fuoco a tuo figlio!  

Non togliere le castagne dal fuoco a tuo figlio!

Ripensando a come sono cambiate le cose in così poco tempo da quando il Covid ha travolto e fermato le nostre vite (o tentato di fermarle), ora più che mai guardandoci intorno è facile scorgere ed ascoltare di storie che raccontano di situazioni difficili, persone che si trovano ad affrontare veri e propri drammi personali, giovani impauriti che non sanno come riprendere in mano la loro vita e investire nel loro futuro…

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Il paradosso del momento

Quotidianamente, soprattutto chi ha a che fare con dei contesti ampi come la Parrocchia, l’Associazione Orizzonte con cui collaboro… ci si imbatte in storie complesse, emozioni importanti da gestire, dinamiche disfunzionali difficili da interrompere… e sempre più, di questi tempi, accade di incontrare famiglie dove il problema è, paradossalmente, l’eccessivo benessere dei propri figli.

Come le stesse statistiche confermano, soprattutto negli ultimi anni, il numero di giovani nella fascia di età vicino ai venti anni affetti da depressione è aumentato. Spesso è difficile che riescano a comprenderne da soli il perché di questo malessere, ma, per una qualche ragione, si sentono infelici ed insoddisfatti.

Spesso, una delle spiegazioni che maggiormente viene data è che i genitori di oggi, rispetto a quelli di ieri sono eccessivamente efficienti e tendono ad intervenire troppo in fretta per togliere le cosiddette castagne dal fuoco.

Prevenire in questo caso non aiuta

Piuttosto che facilitare i figli nell’imparare a superare da soli le avversità della vita, spesso le mamme e i papà liberano loro la strada dagli ostacoli, evitano loro le delusioni, i fallimenti… e, così facendo, piuttosto che fortificarli e renderli autonomi, li impoveriscono di strumenti e, soprattutto, di esperienze. Evitare ad un figlio di sbagliare, nel medio-lungo termine diventa un’arma a doppio taglio: da un lato ci si pone nella posizione scomoda di poter essere additati come “responsabili” del suo malessere, delle sue scelte o delle sue non scelte… e dall’altro lo si priva della possibilità di mettere le mani in pasta, di provare, mettersi alla prova e, dunque, crescere.

Non sarà certo un caso che tra i detti più famosi ci sia “sbagliando si impara”, no?

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"Non è ciò che fai per i tuoi figli, ma ciò che hai insegnato loro a fare per sé stessi, che li farà realizzare come esseri umani".
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Una riflessione molto interessante trovata un po’ di tempo fa riportava questo quesito: "Può essere che schermando sin da piccoli i nostri ragazzi dall'infelicità stiamo finendo per privarli della felicità da adulti?"

L'importanza di potersi guardare indietro

Non sarà certo questa la sede per rispondere in modo semplicistico ad una domanda tanto profonda, ma, mi piacerebbe molto riportare l’attenzione su quanto sia costruttivo e formativo per ciascun individuo potersi guardare indietro, vedere il proprio percorso di vita e, ripercorrendo con la memoria le diverse difficoltà, avere l’opportunità di congratularsi con sé stesso per averci provato, per aver investito le sue energie, per aver lottato in nome di un ideale e di un obiettivo e per averlo raggiunto.

Rispetto al passato è sicuramente molto bello poter assistere a così tanti genitori che parlano con i propri figli, che interagiscono con loro, che si mettono in discussione per loro… ma, come tutte le cose nella vita (e nelle relazioni), se è troppo, “stroppia”. E diventa disfunzionale.

"Preparate vostro figlio alla strada, non la strada per vostro figlio" (Dr. Thomas P. Johnson, psichiatra infantile) è il motto che dovremmo tenere a mente ogni volta che ci sorge un dubbio su come intervenire e come gestire una determinata situazione.

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Aiutare a volte è anche saper fare un passo indietro

Le domande che potrei dunque pormi per facilitarmi nell’individuazione della mia posizione nel quotidiano sono: In che modo mi ha chiesto aiuto? Sto realmente ascoltando mio figlio e le sue richieste o sto cercando di anticiparle? Come potrei guidarlo nel prendere consapevolezza della situazione che sta vivendo e supportarlo nel farlo diventare responsabile ed autonomo? Di fronte ad un problema mi sto mettendo al suo fianco per fargli sentire il mio sostegno mentre lui lo affronta o sto cercando di intervenire direttamente io?

Fermarsi un attimo a riflettere e porsi delle domande, anche nei momenti di difficoltà, non è perdere tempo, calibrare l’intervento. Studiare la strategia. Migliorare l’efficacia. In questo caso è: agire dopo aver “sentito” le mie motivazioni e quelle di mio figlio. Se io prendo coscienza di dove mi trovo, delle emozioni che avverto, allora posso aiutare l’altro nel fare le sue valutazioni, prendere le sue decisioni, orientare la direzione del suo percorso.

 

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, Consulente Genitoriale, da anni collabora come volontaria presso l'Associazione Orizzonte ODV (www.associazioneorizzonte.it) per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità, potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità e con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno. Se desideri ricevere maggiori informazioni sul servizio “La famiglia al centro” o “Ascoltiamoci” , chiama pure il numero 347 1692195, fisseremo un colloquio conoscitivo. Anche telefonico. Parliamone Insieme.Come facilitare la scelta post maturità di vostro figlio“Smettere di controllare”

Come facilitare la scelta post maturità di vostro figlio

Come facilitare la scelta post maturità di vostro figlio

Scelta

Anni impegnativi per tutti quei ragazzi che, in procinto di terminare il loro percorso di studi alle scuole superiori si preparano al grande salto che li vedrà impegnati in una nuova fase della loro vita, quella universitaria.

Come affrontare la questione

La scelta della facoltà a cui iscriversi è un momento molto importante nella vita di un ragazzo. Spesso i genitori non sanno come aiutare i propri figli e, la difficoltà tra il suggerire un percorso piuttosto che un altro, spesso è bilanciata dalla tendenza di lasciarli liberi di scegliere il loro indirizzo.

Come rapportarsi dunque a questo momento così delicato? Influenzare oppure fare un passo indietro? Come essere di aiuto, di supporto senza rischiare di essere considerati “invadenti”?

Creare un’atmosfera familiare non ansiosa e distesa è il primo passo.

Ascoltare quali sono i desideri potenziali del ragazzo anche alla luce del passato, ricordando insieme tutti gli episodi in cui si è espresso spontaneamente, può essere un buon inizio. Non abbiate fretta, ma ponetevi in una posizione neutra: “Se fossi al tuo posto, considerate le passioni che mi sembra che tu abbia io… Se mi trovassi nella tua posizione, riflettendo su quello che mi racconti…”sono frasi che possono aiutare il dialogo.

Non ponetevi come coloro che già sanno la risposta esatta. Lasciate che i vostri figli prendano consapevolezza dell’importanza della scelta e lasciate a loro la responsabilità del percorso che li poterà alla decisione.  Siate specchi. Riflettete loro la posizione che solitamente assumono, gli atteggiamenti che di solito hanno, le preferenze che in generale esprimono… e guidateli dolcemente nella strada che li condurrà ad una preferenza.

Molto interessante sarebbe per esempio fare insieme un’analisi del rendimento degli ultimi anni scolastici, le materie che hanno maggiormente coinvolto vostro figlio/a, parlare di quelle che sono le ambizioni, le paure, i sogni…

Considerando le aspettative e le attitudini, da genitori si può facilitare la scelta aiutando a fare luce lì dove magari si brancola nel buio.

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Fate una ricerca insieme

Sul web è ormai pieno di siti on line dove si possono fare dei test attitudinali, dove si trovano i diversi piani di studio, le prospettive di lavoro, le soft skill che una determinata carriera universitaria richiede e i possibili sbocchi dopo la laurea.

Fate in modo che l’argomento “università” non sia un tabù, un terreno ostile che lascia affiorare vulnerabilità e permette alla conversazione di divampare in una minacciosa discussione dai toni alti.

Può essere utile prendere nota insieme, magari su di un foglio, i pro e i contro di un determinato percorso, gli aspetti di disagio e di risorsa di una facoltà, di una università piuttosto che un’altra.

Valutate con serenità le difficoltà di un certo corso di laurea ed il tempo per laurearsi… riportate magari la vostra personale esperienza di vita, ma siate chiari nel parlare: è la Vostra esperienza, non quella di vostro figlio. Lui farà la sua! Può solo trarre degli spunti di riflessione confrontandosi con il vostro trascorso!

Tanti anni fa, quando dovetti scegliere il mio personale percorso, trovai ad esempio molto utile un’indagine statistica sul numero degli iscritti alle diverse facoltà rapportato alle persone che trovavano più facilmente lavoro. È inutile spingere verso un orientamento che magari non offre sufficienti possibilità solo perché è quello che più vi piace o che maggiormente corrisponde ai vostri ideali, non credete?

Ogni periodo storico ha le sue peculiarità. Analizzate insieme quello che vi trovate ad affrontare mettendo insieme le caratteristiche personali, il temperamento, le attitudini.

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Il ragazzo deve sentirsi padrone della propria scelta, altrimenti potrebbe non responsabilizzarsi e mollare alla prima difficoltà.

Non vuole più studiare

E se dal confronto dovesse emergere che vostro figlio/a non volesse più studiare?

Provate insieme a parlarne. Cercate di lasciare da parte il giudizio (nemico silenzioso, ma spesso presente…) e sforzatevi di mettervi nei suoi panni, di comprendere se sta attraversando un periodo difficile nell’evoluzione adolescenziale o se si sente insicuro ed ha bisogno di essere motivato e valorizzato.

Valutate insieme le convenienze e quali possono essere le resistenze a cercare altro invece dello studio per andare avanti; spesso si tratta di un’opposizione dispettosa e competitiva, ma a volte accade che il ragazzo ha delle buone idee, delle interessanti intuizioni e facilitarlo nella sua espressione può aiutare voi a capire e lui a delineare il percorso più idoneo nella concretizzazione dei suoi progetti.

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Desidera un anno di pausa

…e se vi chiedesse un anno sabatico dopo la maturità? Sovente accade che questa richiesta non venga presa in considerazione da molti genitori, ma anche in questo caso, non sarà certo il conflitto a rendere più semplice il momento! Ricordatevi il ruolo che da genitori dovreste assumere, ossia quello di guida verso l’autonomia. Analizzate insieme le diverse opzioni e opportunità. Dialogate e verificate quali sono le idee di vostro figlio. Potrete sempre trovare insieme una mediazione, un punto di incontro.

Un periodo lontano dai libri per apprendere una nuova lingua o fare un’esperienza all’estero potrebbe essere una valida alternativa magari!

Suggerite di fare insieme delle ricerche su internet su quali potrebbero essere le diverse possibilità ad un inizio immediato di percorso universitario. A livello nazionale ed europeo ci sono spesso progetti interessanti per i giovani. Proprio di recente ne è stato presentato uno che la stessa Parrocchia ha sponsorizzato: il Servizio Civile Universale.

Concentratevi sull’importanza che voi avete in questo momento cruciale nella vita dei vostri figli e lasciate che siano loro a mostrarvi attraverso il dialogo, i silenzi, le resistenze… dove necessitano di un supporto, di una rassicurazione, di una guida.

Tutto ciò può allargare le vedute e far sentire il ragazzo più protagonista della propria vita e del proprio futuro e niente può rassicurare di più un giovane che sapere di avere i suoi genitori accanto.

 

Scritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, Consulente Genitoriale, da anni collabora come volontaria presso l'Associazione Orizzonte ODV (www.associazioneorizzonte.it) per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità, potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità e con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno. Se desideri ricevere maggiori informazioni sul servizio “La famiglia al centro” o “Ascoltiamoci” , chiama pure il numero 347 1692195, fisseremo un colloquio conoscitivo. Anche telefonico. Parliamone Insieme.

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